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Diario
17 marzo 2010
La mia vita a fumetti
E’ vero sono un po’ latitante ma sono mesi ormai che la mia
vita si è trasformata in un fumetto.
E’ divenuta fantasiosa, colorata, divertente, arguta,
imprevedibile… e tutto grazie al mio compagno che non conosce la parola noia né
la fa conoscere a chi lo frequenta. Vivere con lui significa uscire con
Spiderman, parlare con Barbapapà, scontrarsi con Paperino , coccolare Calimero,
litigare con Willy Coyote…….. e…. fare ehm… con Superman.
Il tempo scorre veloce e io mi sento ogni giorno come Alice
nel paese delle meraviglie… mi ritrovo minuto dopo minuto a scoprire sorprese
inaspettate e meravigliose, fatte con i sorrisi più affettuosi e gli abbracci più
passionali… e godendomele appieno le assaporo a occhi chiusi come fossero un
boccone succulento e goloso.
E così respiro a pieni polmoni un’armonia
ritrovata e gustosa fin nei suoi sapori più profondi e ringrazio sentitamente
colei che mi ha regalato colui che sarà il suo rimpianto più amaro.
| inviato da Dilwica il 17/3/2010 alle 17:28 | |
7 marzo 2010
Loro.
Cammino per la strada, mani in tasca e sguardo all’infinito. Incrocio tanta gente, ognuno è preso dai suoi pensieri e dalle sue cose. Quasi tutti vanno di fretta, quasi a voler sfuggire al mio sguardo curioso. Provo a immaginare i loro pensieri e spesso dalle loro espressioni facciali, quasi quasi riesco a indovinarli. Pochi sono i sorrisi che vedo dipingersi nei volti, il più delle volte sono espressioni preoccupate. Tolto qualche giovane seduto su un muretto che sorride dietro il sogno accompagnato dalla melodia diffusa dal suo ipod e qualche coppietta ai primi baci, pochi sono quelli che ridono di cuore o che semplicemente sorridono. Sembrerebbe che ci sia un’apocalisse alle porte… se non fosse per LORO che invece mi guardano sempre bonariamente con i loro volti sereni che sorridono sempre, ogni volta che il mio sguardo si posa su quei visi distesi. Volti rassicuranti che esprimono serenità, pace, tranquillità e soprattutto fiducia. I loro sguardi sono dolci e protettivi e anche se il mondo intorno a me grida che l’apocalisse è alle porte, mi sento rassicurata dalla loro presenza. E allora cammino con più sicurezza sulla strada e alzo la testa tronfia di quella protezione e rassicurazione che mi infondono. Non importa poi, se nel mentre vado a spedire i curricula per trovare un lavoro meno precario inciampo e mi distruggo una caviglia, che nel mentre cado mi tuffo nell’unica pozzanghera fangosa presente e mi sporco l’unico completo decente che ho, per poter affrontare l’unico colloquio di lavoro che sono riuscita a ottenere proprio quel giorno per quel call center, in cui non mi pagheranno niente se non venderò quel meraviglioso e utilissimo pulisci culo elettronico che ti permette di staccare la carta igienica dal rotolo senza usare le mani. Ma che importa, nell’alzarmi basta che sollevo la testa e guardo loro che mi sorridono e mi rassicurano profondamente come una mamma con il suo bimbo e tutto passa all’improvviso. Non c’è niente e nessuno che possa sconvolgermi, ci sono loro sempre loro, con i loro sguardi fissi che ti osservano da qualsiasi posizione io mi trovi, sempre pronti a tendermi una mano………. con quell’indice puntato che indica il segno del partito_Dio che mi salverà se il giorno delle elezioni lo segnerò. E io voterò per riconoscenza e farli felici, ma sempre e solo Antonio, per non smentirmi mai.
 
| inviato da Dilwica il 7/3/2010 alle 18:3 | |
1 febbraio 2010
Ricordi flash
Ci sono dei frammenti di scene di vita, spesso tra i più
insignificanti, che rimangono indelebili nel corso degli anni… nella mia
memoria senza riuscire a trovarne una ragione. Magari con protagoniste delle
persone, con cui ho condiviso solo quell’attimo e niente più ma celebrate nella
mia vita per sempre. Alle volte vorrei parlare alla mia memoria e chiederle perché
fa questo tipo di scelte. Perché sceglie di ricordare degli eventi anziché altri.
Provo e riprovo a indagare sui significati subliminali che quel ricordo cela,
ma niente. Delle volte ho scoperto che una frase buttata lì per caso da un
adulto a me bambina mi ha segnato per sempre, in gergo si chiamano traumi, come
quando la madre di una mia amichetta un giorno ci disse: “Non dovete uscire
alle 15 di pomeriggio da sole perché a quell’ora vanno in giro i maniaci. Avete
sentito cosa è successo a quella bambina? (ovviamente era una storia inventata)
E io curiosa: “Che cosa?” “Beh un maniaco l’ha rapita e poi le ha infilato un
manico di scopa da dietro e glielo ha fatto uscire da davanti”…. A quell’età
non comprendevo nessuna allusione sessuale e per tanti giorni mi chiedevo come
mai i maniaci si divertissero a fare quelle cose così insignificanti… sta di
fatto che la bambina in questione secondo la storia della signora era morta e
quel finale bastava a spaventarci. Crescendo quelle immagini non mi hanno mai abbandonata
e via via che comprendevo le allusioni sessuali legate al racconto, provavo
schifo (per l’esempio) e rabbia (per non poter più andare oggi, che posso
difendermi, dalla signora in questione e ficcargli il manico di scopa in
questione lì dove le sue perversioni ce lo avevano fatto immaginare)…stronza.
Accanto però a questi ricordi che portano la giustificazione
della loro trasmissione temporale psicologica, ce ne sono altri di cui proprio
non so darmi motivo. Ricordi di un odore, ricordi di frammenti di oggetti
trovati per caso, ricordi di flash di sorrisi…ecc che portano a frammenti di
scene vissute. Come la scena in cui un amichetto d’infanzia, impossesatosi di
un po’ di mastice preso dagli attrezzi del padre, lo andò a spalmare su un
muretto di marmo bianco, lasciando una riga blu su di esso. Riga che sono
andata a ricercare trenta anni dopo e che ho puntualmente trovato……. Una scena tra
le tante, in cui io fui solo spettatrice passiva ma che in modo del tutto
incomprensibile ricordo come se fosse ieri… .
Ricordi flash relegati nei misteriosi meandri della memoria.
| inviato da Dilwica il 1/2/2010 alle 21:59 | |
17 gennaio 2010
Bivi
Ci sono delle volte in cui non ci si rende conto che volendo
fare del bene in realtà si fa del male. Delle volte in cui l’espressione del
proprio affetto rischia di soffocare l’altrui libertà di essere. Allora in quei
momenti non si sa più come comportarsi. E l’unica cosa da dire è: scusa.
Sono quei momenti in cui, il cuore non lo si può ascoltare e
la mente suggerisce solo di fare silenzio e di attendere che siano gli altri a
muoversi per primi quando sentiranno di volerlo fare.
Spesso mi ritrovo in questo bivio: tra il volermi esprimere
per quello che sento e sono o il dover modulare le mie espressioni di affetto
per evitare di essere invadente nella vita altrui.
E quasi sempre qualsiasi scelta faccio temo sempre di aver
sbagliato.
| inviato da Dilwica il 17/1/2010 alle 22:30 | |
10 gennaio 2010
Ho incontrato un angelo senz’ali.
Immersa in un negozio per articoli per la casa, tra una
scatola di cotton fioc in una mano e uno stura Wc nell’altra, proprio all’angolo
di un dividi corsia, qualche giorno fa, mi sono imbattuta in due uomini che
stavano contrattando la compra-vendita di una graziosa credenza stile country. Il
venditore era un uomo sulla cinquantina paffuto dall’aspetto gioviale, il
compratore un bell’uomo sulla quarantina dai modi molto cordiali con uno
sguardo che irradiava tenerezza ovunque si posasse. La scelta era fatta e
l’unico problema sembrava essere il trasporto del mobile per il quale, sia il
peso sia l’ingombro nonché la delicatezza dello stesso, il compratore chiedeva
un aiuto per trasferirlo nella sua casa.
Che la richiesta fosse stata soddisfatta me ne sono resa
conto uscendo dal negozio, trovando dinnanzi a me la credenza appena acquistata
su un carrello con due giovani immigrati pronti a portarla verso la sua nuova
dimora.
La strada da loro intrapresa era la stessa che dovevo fare
io e così mi sono trovata a seguirli lentamente a distanza. Il rumore del
carrello sull’asfalto divelto era assordante e l’impegno dei due ragazzi nel
compiere la missione affidatagli dal gestore del negozio presso cui lavoravano,
encomiabile. Anche il proprietario del mobile li aiutava, ma di certo il grosso
erano loro a farlo.
Dopo alcune centinaia di metri, un portone scandiva la meta
ed è stato lì che ho scoperto che tra quei tre esseri umani, uno era un angelo
senza ali. E’ bastato solo un attimo… il tempo necessario per un’anima nobile
di sapersi palesare. All’improvviso da ciascuna mano il proprietario del mobile
ha fatto comparire una banconota cedendola ai ragazzi con un’umiltà senza
eguali. Il suo sguardo deciso e profondo palpitava di tenerezza mista a
riconoscenza e il suo sorriso grato e affabile raccontava più di fiumi di
parole.
I due ragazzi, ancora sudati, increduli guardavano il denaro
che non si aspettavano con altrettanta umiltà e solo dopo essersi guardati tra
loro e aver ulteriormente guardato il giovane che stava riconoscendo le loro
fatiche, hanno timidamente accettato il denaro. E poiché il bene porta il bene
in chi ha il dono di saperlo riconoscere, anche loro hanno voluto dimostrare la
loro gratitudine a quell’angelo, decidendo di comune accordo di non lasciarlo
sotto il portone con il suo mobile, ma di salire con lui e aiutarlo a sistemarlo
nella sua casa. Così, abbandonato il carrello trasportatore, i due ragazzi, hanno
preso di peso il mobile e insieme all’angelo senza ali, sono entrati nel
portone con un grande sorriso, contagiati da quel bene umano che è la reciprocità. 
| inviato da Dilwica il 10/1/2010 alle 17:33 | |
31 dicembre 2009
Anni che vanno anni che vengono...
E un altro anno se ne va,
e tutti diventiamo più saggi (magari!)
e tutti ora stanno a provarsi le mutande rosse
e tutti stanno dal parrucchiere a farsi belli
e tutti stanno sistemando i cibi in cucina
e tutti che stanno cucinando le lenticchie
e tutti stanno contando i botti da sparare
e tutti stanno spolverando vestiti e lustrini
e tutti stanno mettendo al fresco lo spumante
e tutti non vedono l’ora di festeggiare il nuovo anno che
arriva e che arriva sempre come quello vecchio (che beeeela novità yehaaa)
e tutti che sognano grandi amori e scopate megagalattiche
e tutti che inviano sms a raffica
e io cazzo che spegnerò tutti i cellulari perché odio gli
sms di auguri , che non metto le mutande rosse, che non bevo nemmeno sotto
costrizione, che sono allergica ai lustrini, che odio i botti, che vado tutti i
giorni dal parrucchiere tranne a capodanno (provateci ad entrare e vedrete),ecc
ecc… ho solo un unico grande problema: mi sono dimenticata di comprare l’agenda
nuova che tra l’altro non userò mai ma è una mia antichissima tradizione
personale….
Buon anno eh.
capodanno
| inviato da Dilwica il 31/12/2009 alle 16:18 | |
27 dicembre 2009
L’equilibrista
La vita è come il filo di un equilibrista. Si stende sottile
davanti a te e non ti promette certezza alcuna. Non importa quante volte si cade
nel percorrerla l’importante è avere la determinazione di volerla percorrere
tutta fino alla fine e la consapevolezza che vale sempre la pena di volerci
arrivare. Ogni caduta può avvenire in un modo diverso e in tempi diversi ma fa
male sempre, non esiste caduta senza dolore. L’obiettivo è però più forte del
dolore e fa sì che si ritenti sempre ogni volta con una determinazione più
nuova e più forte.
Sono piena di cicatrici, non mi si può vedere per quante ne
ho. Eppure stringo i denti e continuo passo dopo passo a violare quel filo
teso. Anche ora sono su quel filo, un filo profumato e morbido, un filo
prezioso che ho il terrore di rovinare con la mia presenza malconcia. Guardo
avanti e cerco con lo sguardo l’orizzonte di quel filo, non lo vedo ma so che c’è.
Intorno a me due baratri infiniti attendono la mia prossima caduta, se ci penso
conosco già il dolore che proverò qualora cadessi, mi guardo il corpo e non
vedo spazi per aggiungere ulteriori cicatrici ma so che se cadessi di certo lo
spazio si troverebbe.
Forse sto per cadere di nuovo e mi farò di nuovo male…
o forse no…
tantovale proseguire piano piano. Vivere è la meta. 
| inviato da Dilwica il 27/12/2009 alle 22:21 | |
17 dicembre 2009
Regali
Solitaria mi trasci no passo dopo passo tra le vie del
centro. Avvolta nel mio piumino e sommersa dentro un cappello floscio che mi
trasforma in un puffo rosa, mi lascio attrarre dalle mille lucine colorate intermittenti
dei negozi. L’imbrunire è il mio orario preferito quello che permette all’
atmosfera natalizia di esplodere e di far montare le emozioni. Il freddo mi
graffia le guance con le sue unghie affilate come lame…ma non mi do per vinta,
procedo nel mio andare. Dalla mia testa, come fossero fumetti, escono tante
nuvole piene di pensieri e idee. Guardo gli oggetti esposti e cerco di
collegarli ai volti di chi potrebbe riceverli. Ogni anno ne ho sempre meno da
fare. Perché ogni anno diminuiscono le persone a cui sento veramente di volerli
fare per amore e con amore. Ma ai pochi rimasti ci dedico tutta me stessa.
Mi piace fare regali, li faccio sempre e come al solito non
amo farli quando ci si aspetta che si facciano. Il dono è per me il linguaggio gestuale
del cuore. Non importa il valore dello stesso importa tutto ciò che non si vede
dentro la scatola aperta, la carta stracciata e il nastro spezzato. E’ l’invisibile
come al solito l’essenziale. Pochi però lo capiscono. I più si fermano a
valutare gli oggetti, i colori, l’utilità degli stessi. E come al solito non
saranno quasi mai soddisfatti.
A me i doni piace riceverli ma quasi mai aprirli. Non mi
interessa il loro contenuto bensì sono attratta da quanto quel dono viene fatto
con il cuore o per semplice dovere di scambio. Non sbaglio quasi mai e quando
li ricevo per dovere non li scarto per niente. Pochi sanno questa mia
fissazione. Tant’è che spesso stazionano sotto l’albero fino al momento in cui
questo viene smobilitato e per disperazione aperti da mia madre. Ma anche dopo
aperti rimangono delle suppellettili prendi polvere che nemmeno spolvero.
Lo so sono strana ma non amo fare cose senza senso tanto
meno esserne vittima. Lo scorso anno ricevetti un regalo da una persona che per
l’intero anno mi aveva dato pugnalate su pugnalate. Quando mi porse la busta colorata tra le mani, era come se mi
chiedesse come mi sentissi con tutti quei buchi sanguinanti sul mio corpo e mi
commiserasse. La bustina, la presi per illuderla, non l’aprii con la scusa che non
era ancora Natale, non la ringraziai, per dirle cosa pensavo di quel gesto, non
contraccambiai il dono. Cafona? Forse! Coerente? Sicuramente.
| inviato da Dilwica il 17/12/2009 alle 16:25 | |
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