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Impressioni ed espressioni...

    La bottega ha riaperto…nonostante lo zaino sia ancora pieno delle intense emozioni accumulate…da riordinare con calma e lucidità, ma per questo userò il resto dell’anno per farle diventare parte di me per sempre. Ho visto posti meravigliosi e respirato profumi indescrivibili, ho lasciato che il mio sguardo si perdesse nell’orizzonte, a volte verde, a volte dorato, a volte blu; l’ho lasciato vagare da solo senza mai richiamarlo in compagnia dei miei pensieri scanditi dal tonfo ritmato delle mie scarpe che spettegolavano in continuazione con il brecciolino sottostante quando non della terra, arsa o fangosa e dell’acqua. Del resto erano in vacanza.
    
Ma soprattutto ho incontrato diverse persone e mi sono nutrita delle loro essenze come un vampiro, ed è qui che è racchiusa la magia del cammino, secondo me. Chi rimane affascinato da quest’esperienza , vi rimane perché incontra l’altro e la situazione lo pone in comunicazione con lui. L’altro che sull’autobus ci infastidisce con il suo parlottio al cellulare, l’altro che ci taglia la strada, l’altro che ci butta la polvere dal piano di sopra…l’altro che nel contesto quotidiano non tolleriamo e teniamo lontano…lo stronzo insomma di turno, ma che nel contesto vacanziero e/o modaiolo di un cammino come quello di Santiago accettiamo e viviamo come “fratello” perché come noi è sulla nostra stessa barca, ha le stesse vesciche e racconterà le nostre stesse avventure, magari in tedesco, francese o inglese. Ma per accettare l’altro non necessariamente si devono fare 800 km a piedi, né per credere si deve arrivare a Santiago. La chiesa dietro l’angolo va benissimo, Dio ci ascolta anche lì. Dopo essere tornata non la penso diversamente da quando sono partita: il cammino di Santiago è ormai un’avventura, fatta con lo spauracchio della fede ma solo un’avventura per i più. Per poterla raccontare, fotografare, mettersi alla prova e quant’altro. Un’antichissima tradizione che si è fatta moda consumistica. 
    Ovviamente non mancano le eccezioni “pure”, coloro che il cammino lo fanno per vera devozione o per voto, e dinnanzi a loro non rimane che inchinarsi profondamente…come il ragazzo che ho incontrato a 9 chilometri dall’arrivo in cattedrale. Io andavo e lui tornava, erano le 7.00 del mattino e la nebbia non permetteva grande visibilità, ero ancora in aperta campagna. La sua sagoma è comparsa dalla nebbia all’improvviso, portava un bastone a forma di croce e un sorriso, gli ho chiesto il perché tornasse indietro e in inglese mi ha detto: “Perché sto andando a Roma e poi a Gerusalemme”. Era Romeno ed era partito due mesi prima dalla Romania per Santiago quindi sarebbe andato a Roma e infine a Gerusalemme, tutto rigorosamente a piedi. Non ho potuto fare a meno di chiedergli una foto, solo nel sentirlo parlare le gambe hanno incominciato a cedermi e prima di morire volevo assolutamente un suo ricordo. Gli ultimi 8 chilometri li ho trascorsi pensando a come il giovane riuscisse a campare se sei mesi l’anno li trascorreva camminando, e tuttora me lo sto ancora chiedendo anche se quel sorriso e quella luce che aveva negli occhi davano già una risposta esauriente. Chapeau.

 

Pubblicato il 1/9/2007 alle 23.15 nella rubrica Viaggi.

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